venerdì 22 gennaio 2016

Bücher: Viola Fòscari

"Stupide sì, le donne, quando credono che le parole dette durante l'amore siano parole vere, quando pensano di essere indispensabili, quando credono che il loro amore basti per tutto, quando sono convinte che ci sarà un per sempre nella loro vita, e dunque per sempre ti amerò, per sempre ti penserò, per sempre ti sarò accanto, per sempre mi prenderò cura di te, per sempre ti porterò nel cuore. Stupide."
Tea Ranno, Viola Fòscari


Durante tutta la lettura di Viola Fòscari, romanzo di Tea Ranno, ho sperato e creduto che questo libro fosse come una macchina diesel, lento nel carburare, ma che sa imporsi alla distanza. La mia intuizione è stata giusta. La storia che questo libro racconta inizia lenta, senza fretta, lasciando intravedere poche direzioni, forse in modo eccessivamente stanco. Ma quando la vicenda entra nel vivo, non ce n'è per nessuno: Viola Fòscari è un romanzo che sa regalare accelerazioni improvvise degne di una fuoriserie.
Viola Fòscari è un personaggio d'altri tempi: sulla soglia dei cinquant'anni conserva la bellezza di una ventenne assieme all'eleganza della donna matura. È il sogno proibito di tutto un paese. È la moglie di un ricco possidente terriero, è la madre di due figli, molto diversi tra loro, ma entrambi avviati verso il successo. Non si potrebbe volere di più dalla vita. E invece arriva una passione folle, distruttiva, che tanto regala e altrettanto toglie, incarnata nella figura di un ragazzo che potrebbe essere "una statua di Michelangelo". Insomma, all'imbrunire degli anni Cinquanta, una storia di amore impossibile.
Attorno al personaggio di Viola - descritto magistralmente in tutte le sue sfaccettature, dalla sua bellezza esteriore alle sue inquietudini interiori - ruotano tante altre storie che in modo più decisivo influenzeranno il corso degli eventi, un incidente di caccia, i figli che stanno per abbandonare il nido per spiccare il volo, lo sbarco in Sicilia di americani pieni di dollari.
Perché ho apprezzato questo romanzo? Per uno stile cortese con il quale descrive una relazione sensuale, senza mai scadere nel banale o nel volgare. Per momenti di grande pathos, dal dialogo tra Viola e Delfina la cieca, fino all'apice emotivo del romanzo - l'uccisione di Cusuzza, la cagnetta di Viola. Per un finale drammatico, degno di una sceneggiatura cinematografica, ma che rimane aperto a discrezione del lettore, a volte la soluzione migliore.
(Non fosse stato per l'inizio compassato, avrei assegnato 10/10).
Bis bald!
Stefano

Giudizio: 9/10 

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