lunedì 25 novembre 2013

Lettera a Turin Marathon

Spettabile Turin Marathon,
mi chiamo Stefano Garetto e sono un podista torinese di 28 anni che domenica scorsa ha concluso per la seconda volta la Turin Marathon.
Scrivo per portare alla luce due episodi accaduti nel weekend della maratona (uno dei quali vissuto in prima persona), i quali ritengo assai poco piacevoli.
Premetto che il sottoscritto è il maratoneta che ha corso lungo le strade di Torino con una maglia della Juventus e un cappello bianconero da menestrello. È stata una scelta un po' diversa, non potendo ambire a migliorare il mio personale e neanche ad avvicinarlo, ho pensato solo a divertirmi e a divertire. Il mio look bianconero ha suscitato reazioni molto diverse: chi manifestava la sua approvazione o disapprovazione, chi in maniera composta, chi senza alcun rispetto e con linguaggio volgare. Non mi sono stupito, so bene come è avvelenato il clima calcistico a Torino. Ciò che non ho potuto tollerare è stato l'inqualificabile gesto che ho subito da parte di un volontario di Turin Marathon. Al rifornimento del chilometro n°15, al momento di prendere la bottiglietta di acqua, sento un volontario che dice “A questo qui non gliela do l'acqua”, con chiaro intento discriminatorio. Accecato dalla rabbia per questa condotta scorretta, ho provato a strappargliela dalle mani, senza successo. Fortunatamente, subito dopo un altro volontario, resosi conto dell'increscioso episodio, ha personalmente provveduto a fornirmi l'acqua, peraltro rincuorandomi. Con la mente torno ancora indietro a quel momento e non riesco a capacitarmi del perché di questa inciviltà. Posso garantire che avessi avuto maggior lucidità, avrei interrotto la corsa per leggere il suo nome sul suo pass. E non mi sarei tantomeno fermato ad una lettera di denuncia come questa.
Ho avuto modo di riscontrare con i miei occhi atteggiamenti poco cortesi anche al ritiro dei pettorali della Turin Marathon. Ne segnalo uno che mi ha lasciato basito: un atleta straniero, probabilmente spagnolo, si presenta per prelevare il suo numero di gara, e in italiano stentato dice che parla sì, un po' di italiano, ma preferirebbe possibilmente parlare in inglese. E la signora dietro il banco risponde arrogantemente “no, niente inglese!”. Nonostante solo il 5% dei partecipanti alla Turin Marathon sia straniero, credo sia doveroso che i volontari preposti alla distribuzione dei pettorali debbano conoscere un po' di inglese, altrimenti come si può definire la Turin Marathon “gara internazionale”? E soprattutto, un po' di cortesia, soprattutto con gli stranieri. Con che ricordo se ne andranno da questa meravigliosa città?
Voglio precisare che non ho nulla contro Turin Marathon, che ogni anno organizza con passione questo evento, e contro i suoi volontari, tanto più che un mio carissimo amico vi presta servizio ormai da due anni. Non so quando, ma tornerò a correre la Turin Marathon. Non saranno gli episodi riferiti a mettere in secondo piano quanto sia splendido correre a Torino, nella città in cui sono cresciuto. Però, sarebbe bello trovare, la prossima volta, più umanità.
Distinti Saluti,
Stefano Garetto


6 commenti:

  1. Mai fatto bene a segnalare la cosa... ma i responsabili della manifestazione cosa ne possono se alcuni idioti hanno la "canazza" dentro... alla fine sono volontari e non... presi per agevolare una competizione che a volte pecca di personale poco professionale... go and run

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    1. Infatti non me la sono presa con Turin Marathon nel suo complesso ma con le singole persone, che però in quel momento rappresentano Turin Marathon. Non mi sembrerebbe neanche giusto non farlo presente: ciò che è successo mi ha deluso molto e non vorrei si ripetesse più in futuro.

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  2. Da volontario Turin Marathon, ti posso assicurare che lavoriamo per evitare episodi incresciosi come quelli che ti sono capitati, guidati dalla passione sportiva. Personalmente credo che rispetto, spirito sportivo e voglia di divertirsi debbano prevalere su tutto in una manifestazione come questa. Ma, come sappiamo, non tutti sono uguali. Come puoi immaginare, all'interno del folto gruppo di volontari (molti dei quali si vedono solo il giorno della gara, mentre nei complicati giorni della preparazione si vedono sempre gli stessi) ci sono figure molto diverse, ognuna con il suo carattere. Io non mi sognerei mai di trattare male un atleta per la maglietta che indossa, oppure essere indisponente per via della lingua straniera. Purtroppo sono cose che succedono, in occasioni simili, dove ci sono almeno 15000 persone coinvolte (per la legge dei numeri è inevitabile). Anch'io mi sono preso veri e propri insulti, solo perchè qualche atleta non compariva nel database e non potevo dargli il pettorale. Ho imparato ad avere pazienza e ad essere "di gomma", ma tanti "colleghi" no. Spero che lo staff ufficiale di TM ti possa dare scuse e risposte adeguate :)

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    1. Nulla da dire, Daniele. Dispiace essere trattato così senza aver provocato nessuno. Per ora, comunque, nessuna scusa.

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  3. Caso 1: Cirrosi epatica fulminante da rosicamento perenne
    Caso 2: Ignoranza a palate ;)
    ...in ogni caso gliele hai cantate secche ma con Stile (come da abbigliamento podistico del caso) ...ben fatto Bomber!!! B)

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    1. p.s. non ti curar di loro,ma guarda e passa... se non rispondono è perché già sanno che l'anno prossimo giocan di sabato ahahaha ;)

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