giovedì 31 gennaio 2013

Tra galaverna e risaie ghiacciate

Ciao a tutti,
avevo promesso un post con le mie sensazioni dalla Mezza Maratona di San Gaudenzio, corsa domenica a Novara. Ed eccolo qua. Nessun dubbio: una gara speciale per me, visto che in questa prova sono finalmente sceso, al terzo tentativo su questa distanza, sotto l'ora e mezza, stabilendo anche il nuovo personale.
Uno dei ricordi più belli che sicuramente porterò con me è l'immagine delle risaie novaresi nel gelo, separati da canali ghiacciati e alberi ricoperti dalla galaverna. E suggestivo è stato sicuramente il fiume di runners che si è riversato a Novara e nelle campagne ad essa circostante: una lunga colonna di più di mille atleti ha scaldato il clima veramente rigido di domenica.

1h28'51'', nuovo record personale sulla mezza maratona!

L'organizzazione dell'evento è stata ottima: ampio parcheggio a disposizione di atleti e tifosi, il palazzetto dello sport a disposizione dei runner per potersi cambiare, nonchè punto di riferimento per il ritiro dei pettorali e dei pacchi gara. E soprattutto caldo locale nel quale ripararsi dal freddo a fine gara! Uscire dal palazzetto quando la temperatura è prossima agli zero è stato terrificante ed il primo pensiero è stato quello di iniziare al più presto la gara. Per quanto uno possa scaldarsi bene nel pre-gara i primi momenti di impatto con l'aria gelida sono tremendi. Mai come questa volta ho sperato che lo start della gara arrivasse presto!
Un bel ricordo ha attraversato la mia mente dopo meno di un chilometro: ci ero passato nel riscaldamento pre-gara ma subito non avevo realizzato: stavo correndo di fronte al "Silvio Piola" di Novara, lo stadio del Novara Calcio! La mente è subito andata indietro di nove mesi, al 29 aprile 2012 quando, con Andrea e i ragazzi dello Juventus Club DOC Fossano, assistemmo alla vittoriosa trasferta di campionato della Juventus, uno 0-4 proprio ai danni del Novara.
Ma poi si pensa solo più a correre, con un occhio sempre al cronometro: il mio obiettivo è scendere sotto l'ora e mezza, per riuscirci devo mantenere un passo costantemente sotto i 4'16'' a chilometro. Per farlo uso una tattica classica, agganciarsi al pacer dei 4'15''.

Novara, ore 9.30: parte la 17°edizione della Mezza Maratona di San Gaudenzio.

Questo per circa dieci chilometri, poi mi stacco superandolo. Sto bene, sento le mie gambe che ne hanno a volontà, e allora inizio come mia consueta tradizione fare una seconda parte di gara a ritmo decisamente superiore rispetto alla prima. E allora, via con i sorpassi: credo di averne fatti una trentina circa, una volta superata la metà gara. Una volta trovata la lepre giusta, un runner di nome Carlo, restare al giusto ritmo è stato (lo posso dire, ora!) un gioco da ragazzi. Ed è stata inoltre una enorme soddisfazione poter chiudere gli ultimi chilometri ad un ritmo da paura. Il diciannovesimo chilometro a 3'59'', l'ultimo a 3'53''...che roba! E con Carlo, ci siamo incoraggiati fino agli ultimi metri prima del traguardo di Viale Kennedy: facile da dirsi, ora, ma che fatica, gli ultimi cinquecento metri. Sempre i più duri. Tagliata la linea d'arrivo, prendi la medaglia e scappa di fretta nel palazzetto, il freddo incombe sul mio corpo sudato!
Il tempo finale, 1h28'51'' (dato ufficiale, in realtà il mio cronometro mi segnalava sette secondi in meno) non poteva che rendermi decisamente soddisfatto. Non solo sotto l'ora e mezza, addirittura un minuto in meno.

La cupola della Basilica di San Gaudenzio, simbolo di Novara.

Durante l'ultimo chilometro è avvenuto un episodio curioso, il quale mi ha fatto perdere ritmo e molto probabilmente secondi.
Premetto: non ho pregiudizi nei confronti dei meridionali, specie avendo un sacco di amici e colleghi che lo sono. Però di fronte a certe scene mi sale una notevole quantità di nervosismo.
A circa 1500 metri dall'arrivo vedo inserirsi lungo il percorso un SUV enorme, lunghissimo. Nella mia mente già penso: "E questo che cazzo ci fa qua???". Ma è distante qualche metro, non dà fastidio. "Lui va piano ma comunque io non ho un motore nelle gambe, ma solo muscoli e pure affaticati, quindi chissene" penso in quel momento. Dopo una curva rallenta decisamente e me lo ritrovo molto più vicino. Fino ad una rotonda quando, incurante di guardare negli specchietti, per poco non centra sia me che Carlo, ma solo grazie ad un nostro pronto ma brusco movimento verso destra. Inevitabile la mia reazione: "Cavolo fai coglioneeeee!!!". Ed è in quel momento, già arrabbiato per aver corso il rischio di buttare via una gara fin lì fantastica, che mi sento urlare insulti a sproposito in tipico dialetto terrone. Tra l'altro, di fronte a vigili che chiamarli ebeti è probabilmente un complimento. Pazzesco, uno è nel torto più marcio e ha ancora il coraggio di protestare.

Occhiata al cronometro in vista della linea di arrivo...

Quest'ultima mezza maratona è un ottimo viatico in vista di Barcellona. Il tempo realizzato domenica è ottimo e dovrebbe permettermi di ambire a restare sotto le 3h20' sulla distanza della maratona. Bisogna però considerare che questa mezza maratona era dotata di un percorso perfetto per stabilire un personale, praticamente piatta come un tavolo da biliardo, se non fosse per due brevissimi strappi rappresentati da altrettanti ponticelli sul torrente Agogna. Mentre a Barcellona il percorso è un saliscendi continuo. Al contempo, il tempone è arrivato in piena fase di carico in vista della maratona di marzo. E quindi, con muscoli stanchi. Bene, direte.
E invece no, l'imprevisto è sempre dietro l'angolo: da lunedì il dorso del mio piede destro è in sofferenza e pare anche leggermente gonfio. Martedì ho dovuto interrompere l'allenamento dopo quindici chilometri per evitare guai peggiori. Non dovrebbe crearmi noie di rilievo in vista della prossima gara (la Mezza Maratona Internazionale delle Due Perle, in programma domenica a Santa Margherita Ligure: dettagli in post futuri) ma è un problema che spero si risolvi in fretta dato che subire un rallentamento nella preparazione non è affatto ciò che serve. Ho paura che il problema provenga da una scarpa allacciata in maniera troppo stretta. Sono abituato a soffrire, ma dover correre una seconda parte di maratona tra dolori atroci non è che mi ispiri molto come idea. Vedremo cosa riserva il futuro...con quest'ultima nota vi saluto e vi auguro buona serata!
Stefano

P.s.: Ringrazio AndòCorri e Podisti.net per le foto presenti in questo post.

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