giovedì 18 dicembre 2014

Becoming expat: il viaggio verso Schweinfurt

"Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l'abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza. Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo."
Albert Camus

Ciao a tutti!
Con questo post inizia il racconto che mai, ripensando a tutto ciò che è stata la mia vita poco più di due anni fa, avrei pensato di ritrovarmi a narrare. È un racconto fatto di mesi complessi sotto ogni punto di vista. È un racconto fatto di lacrime, riflessioni, sorrisi, speranze, sogni, abbracci, sudori e tanti, tantissimi chilometri. È il racconto di due nazioni, una che lasciamo e una che troviamo, è il racconto dell'inizio della nostra nuova vita a Schweinfurt.
Martedì 23 settembre 2014: l'ora X è giunta. Levataccia all'alba e una bella dose di caffè, dobbiamo essere per le 17 a Schweinfurt. Il viaggio è lungo, più di ottocento chilometri: le macchine sono cariche all'inverosimile (non solo la mia, anche quella di mio papà), c'è un traforo stradale da superare (con relativa salita), tre confini da attraversare (di cui due con dogana) e i bisogni fisiologici di ognuno. Con noi c'è anche mio papà: tanta esperienza e un bagagliaio in più fanno comodo. Per il viaggio e per i primi giorni, soprattutto. Le nostre macchine fanno impressione: non c‘è visuale sul posteriore se non grazie agli specchietti laterali. In macchina con noi c'è il mondo che abbiamo deciso di portare in Germania. E due biciclette.

Un soggiorno vuoto, così si presentava il 24 settembre...

È la mattina delle lacrime, io già lo sapevo. È la mattina delle promesse, come è logico che sia. È la mattina in cui la radio ti trasmette l'inno nazionale, una burla. È la mattina in cui il cielo ti regala un'alba meravigliosa, quasi a volerti dire “ecco cosa stai lasciando”.
L'attesa dell'arrivare nella nostra nuova città ci fa sembrare questi ottocento chilometri estremamente lunghi. Il bellissimo tempo che incontriamo lungo la strada ci fa a godere appieno delle meraviglie che incontreremo in futuro sui nostri viaggi di ritorno: Ticino, Grigioni, Algovia… Nel mentre, a tratti, c'è spazio per riflessioni su ciò che è stato. Si cerca di pensare di più al presente, a tutti i lavori che dovremo fare nella nostra nuova casa. Ma uno sguardo al passato è inevitabile. Così com'era altrettanto scritto nella storia del viaggio verso Schweinfurt che avrei pensato a tutte le cose alle quali, da questo giorno, martedì 23 settembre, avrei dovuto rinunciare: le gite in montagna, i ritrovi per vedere le partite della Juventus, le cene con gli amici più fedeli, tante, tantissime comodità, a partire dalla tua lingua madre. Dall'altro lato, c'è la speranza di trovare un'opportunità di vita migliore rispetto a quella che stavamo vivendo in Italia. E cosa infinitamente più importante: non sono solo ma con una persona che so di avere sempre al mio fianco e per la quale so di esserci sempre. È un pensiero importante, questo, di quelli che ti aiutano a vivere.

E pensare che questo (al civico 2 e 1/2!!!) poteva essere l'ingresso di casa nostra


Un parto travagliato ma carico di aneddoti, questo è il miglior riassunto della ricerca, svoltasi tra luglio ed agosto, dell'appartamento in cui stiamo attualmente vivendo e da dove sto scrivendo. Una ricerca cominciata da un appuntamento in una piazza davanti ad un numero civico 2 e ½, proseguita con un gelato e conclusasi con una mail liberatoria. Entriamo e tra le bianchissime mura di casa c'è solo un bagno e una cucina arredata. Al resto, ci dovremo pensare noi. Camera e salotto sono da arredare da zero: insomma, tutto vuoto o quasi, mille cose da fare. Mobili da assemblare, lunghe code alle casse, pulizie interminabili. C'è un qual certo nervosismo nel nostro primo giorno da stranieri in Germania, come era prevedibile, frutto di tante firme e alcuni dettagli che ci sono ancora non del tutto chiari. Il giorno si conclude stancamente, tra scatoloni quasi trascinati in casa e prime scalette di cose da fare. E ce ne saranno tante. Sappiamo che questo è solo l'inizio.
Bis bald!
Stefano

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